Norma a Parma

Il vecchio e il nuovo – che per me quasi sempre coincidono con il bello ed il brutto, con il bene ed il male – andavano in scena nella Norma vista ieri a Parma.

Il vecchio, qui, era rappresentato da un tenore – Stefan Pop – che canta in modo generoso, con squillo, temperamento e passione; certo, i Pollione dei tempi d’oro sono lontani, ma c’è di che essere soddisfatti; vecchio, ancora, era il phisique du role e tutto sommato il canto della protagonista, Angela Meade: voce importante e figura oggi improponibile, canta bene, certo, e in alcuni momenti canta molto bene. Le manca, però, la compenetrazione nella parola ed il fraseggio conseguente: soprattutto in Norma, non è cosa da poco.

Nuovo, ahimè, era il canto di Carmela Remigio: tutto mossette e ammiccamenti che vogliono coprire problemi molto grossi (una voce completamente sbiancata, non immascherata e vuota); nuova era la direzione di Sesto Quatrini, alla ricerca costante (in Norma!) di rubati ed effetti assolutamente non necessari.

Ne’ vecchio ne’ nuovo – semplicemente ottimo – era Michele Pertusi, Oroveso di notevole statura.

Alla fine, Bellini vince sempre ed il finale di Norma commuove, appassiona ed entusiasma, oggi come ieri.

Lascia un commento