Controcorrente giovani

Era una domenica dell’autunno del 1987 ed io, sedicenne, varcavo per la prima volta la sede del Giornale , in via Negri, a Milano. Con un mio amico, avevamo viaggiato con un pullman di tifosi interisti che da Trento andavano a Milano per la partita domenicale.

La riunione, fissata in mattinata, doveva segnare la nascita di “Controcorrente giovani”, un’associazione di giovani lettori del Giornale, carichi di belle speranze e di voglia di crescere. C’era stata una lettera pubblicata da Montanelli, una risposta entusiasta, un giro di telefonate e via!

In realtà, mi accorsi subito di come il concetto di “giovane” fosse molto elastico. Dall’alto dei miei sedici anni appena compiuti, varcata la soglia della sala dove gli altri stavano iniziando la discussione, rimasi sorpreso, quasi stupefatto, dall’età media dei partecipanti, che mi parve molto alta (di fatto, scoprii poi che avevano tra i cinque e i dieci anni più di me, erano quindi dei ventenni veri).

Mi sedetti vicino all’unico ragazzo che sembrava avere più o meno la mia età (era Mario, con cui iniziammo un’amicizia che dura tuttora). Dopo un po’ entrarono Montanelli e Granzotto e l’emozione salì alle stelle. Montanelli fu strepitoso tra aneddoti, ricordi e lodi alla nostra generazione, contrapposta a quella precedente, “malata di Sessantotto”. Tra l’altro, annunciò uno svecchiamento grafico del Giornale che non piacque a me e a Mario, che avevamo appena finito di dirci che il Giornale – tra le tante cose – ci piaceva proprio per i caratteri e la grafica. Ma tant’è: la giornata fu memorabile ed il ritorno a casa – con i tifosi ebbri di calcio e di tifo – mi vedeva trionfante: non so se l’Inter avesse vinto o meno, ma io avevo segnato un goal importantissimo, nella mia vita.

Fu così che, insieme a Mario, conobbi Alessandro, Paolo, Adriano e tanti altri. Fu così che iniziò una delle avventure più entusiasmanti della mia giovinezza, che mi fece conoscere alcune delle grandi firme che leggevo quotidianamente (Segre, Cervi, Granzotto, Severgnigni) e che mi fece iniziare a scrivere sul periodico che fondammo (il tema di fondo della rubrica “Idola theatri”, che creai, mi pare anche oggi attualissimo). Fu un crescendo di cose belle ed importanti: incontri, visite reciproche (nel 1992 Paolo venne a trovarmi per chiedermi di entrare nella redazione del periodico), voglia di dire la nostra, essere preparati, sapere, vedere…ci sembrava che il mondo fosse ai nostri piedi. Eravamo liberali più conservatori che libertari, in cravatta prima del tempo, un po’ fuori dal mondo, ma con una forza e un disinteresse degni di ammirazione.

Poi venne il 1994 che, con la riunione di Firenze, sancì la fine di Controcorrente: ci dividemmo stupidamente in montanelliani e berlusconiani (ma i tempi imponevano quel tipo di scelte), qualcosa si trascinò per un po’, ma anche Controcorrente, con i nostri vent’anni, sparì, rimanendo solo un ricordo.

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